giovedì 5 gennaio 2017

Le ossa di San Lorenzo - Vicente Alfonso

Le ossa di San Lorenzo, Vicente Alfonso. NNEditore. 201 pagine. 17 euro.

Voto: 7

Una messicana e moderna storia a tratti mitologica. Rómolo e Remo Ayala sono i due gemelli in questione. 
Si sprecano qui tutte le connessioni al tema del “doppio” e della verità che ne consegue, ovvero quella difficile da trovare. Ma come si può almeno avvicinarsi ad una (o a molteplici?) parvenza di tale verità? Seguendo le parole di Alberto Albores, voce narrante quasi per tutta la totalità del romanzo, psicoterapeuta di Remo, il gemello più debole della coppia, quello più problematico e, forse, quello più bugiardo.

Una volta aperto il libro e dimenticato per un attimo la splendida copertina, ci si trova già a fatti compiuti: i due gemelli sono sepolti entrambi sotto l’albero di fichi della casa paterna. Sta solo a noi tentare di ricostruire l’accaduto. E’ una storia intricata, la loro, anche per la mole di comparse che ruotano attorno alla vita di entrambi. 
Il primo tra tutti è il Grande Padilla, mago per cui Rómolo e Remo si esibiranno, insieme alla bellissima Magda, giovane donna amata contemporaneamente dai fratelli. E insieme, altre identità si intrecciano, come quella del giornalista Pepe Zamora, che ha votato la sua vita alla ricerca di una verità sulla fantomatica sensitiva e guaritrice soprannominata Niña Cande.

Il realismo magico fa da sfondo a tutta la trama, così come è forte la commistione di generi e categorie; il giallo sull'omicidio di Farid Sabag o sulla "Notte degli Apostoli" al collegio dei gesuiti frequentato dai fratelli Ayala, ne sono chiari esempi. Per chi “mastica” un po’ questo tipo di letteratura, il primo link che si apre è quello dedicato al geniale “Rayuela” di Cortàzar, perché anche “Le ossa di San Lorenzo” del messicano Vicente Alfonso è così: pazzesco, complesso, leggibile sotto molti punti di vista e che propone al lettore domande a cui però non sempre corrisponde una risposta.

Si arriva così alla fine con la famosa frase “forse sarebbe potuto andare diversamente”, quasi dimenticandosi che la degna conclusione di queste vite difficili, a tratti squallide, menzognere, non poteva essere più giusta di così.

"Come si costruiscono i ricordi? Cambiano, si assestano, maturano con il tempo? O si cancellano a poco a poco come giornali al sole? Può darsi che a volte i fatti si vadano sedimentando nella memoria come acqua torbida, all’inizio ci impedisce di vedere ciò che intuiamo essere vicino. In ogni caso, ricostruire un fatto a partire da varie fonti è come radersi di fronte ad uno specchio rotto: le versioni differiscono in certi dettagli e coincidono in altri".

mercoledì 7 dicembre 2016

La bellezza non ti salverà - Francesca Battistella

La bellezza non ti salverà, Francesca Battistella. Scrittura&Scritture. 304 pagine. 15,50 euro.

Voto: 8

Come accade nella vita reale, anche in quella di un lettore ossessionato ci sono momenti in cui si sente la mancanza di alcune persone, nel caso specifico, di alcuni personaggi. Ecco come mi sono ritrovata io fino a venerdì 25 novembre. Mi mancava Alfredo. Mi mancavano persino Moussa e la piccola Letizia! La libreria 6rosso a Milano ha sopperito a questo mio stato di bisogno. 
Ho incontrato quella sera una mia cara amica, Francesca Battistella, e le sue ultime parole da fatica letteraria. “La bellezza non ti salverà” è la degna conclusione (probabilmente!) della saga che vede per protagonisti il simpatico italo-americano Alfredo e la profiler Costanza Ravizza, che io ho avuto modo di conoscere grazie ai primi due volumi della serie: “La stretta del lupo” e “Il Messaggero dell’alba”.

Questo volume è qualcosa di innovativo nel panorama letterario di Francesca: si intrecciano qui due casi. L’ispettore della Polizia Scientifica di Novara è stata incaricata dal suo superiore, dottor Giamasso, essere spregevole che ben incardina tutte le caratteristiche del capo sfruttatore, di concentrare la propria attenzione sul caso più istituzionale, ovvero quello riguardante l’omicidio del proprietario di una discarica nel comune di Romentino, accoltellato in maniera disumana. Chiari sono i riferimenti ad un delitto mafioso, per il quale appunto si sospetta l’intromissione di una famiglia di camorristi. 
Ma Costanza Ravizza non riesce a mantenere la concentrazione su questo episodio: è attratta da qualcosa di più misterioso e di più oscuro, come le fosse buie che hanno tessuto i fili dell’altro caso. Tre ragazzi, Vito, Cristina e Daniela, sono scomparsi. Tre ragazzi perfetti. Ciò che accomuna la loro sparizione sono due aspetti: la bellezza e il macabro e sottile interesse per il lato più oscuro della rete, il dark web, che come una calamita li ha attratti, fino forse alla loro morte.

“Giovani e in fondo soli. Volevano qualcuno che li ascoltasse, che parlasse con loro, che gli concedesse un po’ di attenzione. Erano prede a buon mercato, disponibili a credere in un futuro luminoso, pieno di amore e di una passione che li avrebbe trasfigurati.”

E l’attenzione che richiedevano l’hanno purtroppo ritrovata nel loro rapitore, killer spietato.
Da qui si dipana tutto l’intreccio e il gran numero di personaggi che Francesca delinea in maniera meravigliosa, cogliendo come solo lei sa fare, i tratti principali, ironici e profondi degli stessi. 
Tra un mafioso quasi pentito posto al confino sul Lago d’Orta, un affascinante nobile in rovina proprietario di una misteriosa e oscura beauty farm e un Alfredo Filangieri curioso di ciò che avviene intorno a sé, insieme a Costanza il lettore riuscirà a trarre le conclusioni di entrambi i casi.

“La bellezza non ti salverà” segna l’evoluzione della scrittura di Francesca: i toni da commedia che negli altri romanzi facevano da padrone, qui si affievoliscono, per lasciar spazio a emozioni più drammatiche che tinteggiano la storia con i colori del classico noirPerfetto e, decisamente, bellissimo.

“È ossessionato dalla bellezza e sai perché? Perché nel momento in cui uccide placa il proprio sentimento di inadeguatezza, il proprio sentirsi indifeso e la rabbia che questo gli provoca. Un sentimento che di solito maschera con arroganza e superbia. La morte della bellezza, la sua cristallizzazione nel tempo, corpo martoriato, volto intatto come nel caso di Vito, risolve il suo personale dramma esistenziale.”

giovedì 27 ottobre 2016

Ottobre e il suo "autunno letterario" | Rassegna Letteraria di Vigevano | 13-22.10.2016

Ottobre è stato il mese della letteratura.
Ottobre è stato il mese degli incontri, delle strette di mano, delle risate, degli abbracci, della condivisione di passioni.
Nella mia lista troneggia la vincitrice del Premio Campiello e del premio letterario Città di Vigevano, Simona Vinci con “La prima verità”, con il finalista Andrea Tarabbia e la storia romanzata del “mostro” Andrej Čicatilo ne “Il giardino delle mosche”
La bellezza e la diversità di questi due autori è indescrivibile.
L’una eterea, diafana, quasi angelicata, in una dimensione di personaggi veri, particolari, conosciuti la prima volta da me nell’angosciante e terribile storia narrata ne “Dei bambini non si sa niente”.
Il secondo, professore universitario, dopo un primo incontro avvenuto un anno fa in occasione di Bookcity 2015, casualmente, sorprendentemente e ironicamente in compagnia di Luca Crovi, lo ritrovo nella “mia” libreria vigevanese “Le notti bianche”, con Herman Melville di sfondo, comparsa teatrale delle nostre chiacchierate.

Ottobre è stato il mese degli scrittori italiani, “eroi letterari” per me.
Con una capacità quasi unica e rara, fanaticamente ho abbracciato e monopolizzato il “papà” dei vecchietti del BarLume, Marco Malvaldi, e da lui ho scoperto che il detto “tutto il mondo è paese” ha un suo fondamento di verità. Ho scoperto che il barista scontroso che non serve ai suoi avventori il cappuccino alle due del pomeriggio, esiste davvero. Ho scoperto che essere padri è davvero meraviglioso, soprattutto quando i giochi con il proprio figlio si rivelano i titoli perfetti per i propri romanzi. Ho scoperto che l’Artusi è stato il più grande scrittore italiano di fine Ottocento.

Ottobre è stato il mese del Lupo.
Stefano Benni mi ha infuso la voglia di riscoprire Alice e il suo paese delle meraviglie e mi ha convinto a non scoraggiarmi di fronte all’italiano poetico (e difficile!) di Collodi e del suo burattino bambino. La “bottiglia magica” di Benni è riuscita ad approdare fino a me, ad aprirsi, e a srotolare il suo messaggio di benvenuto.

Ottobre è stato il mese delle rivalutazioni letterarie.
Complice una nonnina un po’ acciaccata ma determinata, ho imparato che i limoni davvero hanno un profumo sublime, e che Clara Sanchez è capace di infonderlo attraverso le pagine dei libri che scrive.

Ottobre e la sua cultura è riuscito a scalare la classifica personale dei mesi migliori dell’anno.